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lunedì 1 dicembre 2014

Il codice Napoleonico- Prima parte




Il Codice


Il Codice Napoleonico (detto anche Codice Napoleone, in lingua francese Code Napoléon, ufficialmenteCode civil des Français) è il codice civile attualmente in vigore in Francia ed è uno dei più celebri codicicivili del mondo, così chiamato perché voluto da Napoleone Bonaparte.
Esso servì da modello ed influenzò tutti i codici successivi ed esercitò una notevole influenza in numerosi paesi al mondo. Il Codice Napoleonico è ricordato ancora oggi per essere stato il primo codice moderno, introducendo chiarezza e semplicità delle norme e soprattutto riducendo ad unità il soggetto giuridico.

Lo scopo che si prefiggeva il legislatore era di dar vita ad un testo che ponesse fine in maniera definitiva alla tradizione giuridica dell'Ancien Régime, caratterizzata dalla molteplicità giurisprudenziale e dal frantumato particolarismogiuridico che affondava le proprie radici nell'ormai frusto e farraginoso sistema del diritto comune.
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Il codice si ispira sia al diritto della tradizione franco-germanica, caratteristico del nord della Francia (dei pays de droit coutumier), ma prende, come ulteriore modello di riferimento, il diritto romano (Corpus iuris civilis) prevalente al centro-sud del paese (nei pays de droit ecrit) e così come interpretato dai giuristi medievali (Glossatori e Commentatori) della parte meridionale del paese. In questo senso i primi giuristi positivistici dell'epoca ritennero la codificazione il trionfo della ragione giuridica di stampo illuminista in grado di trasfondere il diritto naturale e consuetudinario nei codici, plasmando i principi, fumosi e generici, del diritto precedente.


La commissione incaricata era composta da quattro grandi giuristi: dal presidente della Corte di Cassazione François Denis Tronchet, dal giudice della medesima corte JacquesMaleville, da un alto funzionario amministrativo (commissario di Governo) Jean Etienne Marie Portalis e da Félix Julien Jean Bigot de Préamenau, membro del vecchio Parlamento di Parigi soppresso dalla Rivoluzione, sotto la direzione di Jean-Jacques Régis de Cambacérès. In soli quattro mesi (dall'agosto al novembre 1800) fu presentata una bozza inviata alla Corte di Cassazione con lo scopo di ottenere osservazioni in merito.

Fu chiesto il parere anche del Consiglio di Stato, presieduto da Napoleone, ed infine inviato al Parlamento per l'approvazione, non prima della discussione all'interno del Tribunato. Grazie al prestigio personale dell'imperatore si riuscirono a superare gli ostacoli rappresentati dalle Corti e l'ostruzionismo dell'apparato burocratico. Le vicende personali di Napoleone influirono su alcuni aspetti specifici, quali divorzio e adozione. Si deve proprio a Napoleone, privo di nozioni giuridiche, la particolare chiarezza dell'articolato.
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